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Questo è il monologo che Serena Rossi avrebbe dovuto dire a Sanremo, ma Rai1 lo ha negato...

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Serena Rossi ospite a Sanremo 2019

Serena Rossi ieri sera è stata ospite a Sanremo per cantare Mia Martini, il personaggio che lei interpreta nel film tv "Io sono Mia", in onda martedì 12 febbraio su Rai1. Al termine della sua esibizione, la canzone di Mia Martini "Almeno tu nell'Universo" ha detto qualcosa sulla cantante sparita tragicamente.
Ma doveva essereun monologo vero, preciso, diretto. Molto più articolato del brevissimo saluto fatto a fine esibizione. Un monologo che parla anche di Sanremo, e avrebbe dovuto fare così:
«Stasera vorrei dirti cosa è successo quando la mia vita, un anno fa, si è incrociata con la tua e mi hanno detto che sarei stata io ad interpretare te, nella storia che avremmo raccontato.
Vorrei dirti della paura, del senso di inadeguatezza che ho provato subito, ma anche dell’emozione che mi stringeva la gola ogni volta che un pezzo della tua vita si svelava, e una piccola parte di te, magicamente, entrava a far parte di me. Occhi neri, scialli viola, una bombetta in testa…bionda platino truccata che sembravi arrivata da un altro pianeta, nera corvino, capelli lunghi sulle spalle morbidi e poi anelli, collane, occhiali e capelli corti ricci, giacche eleganti e quella risata che non mi lascia più.
Eppure eri sempre tu. Piccola, ma con quella voce che faceva tremare i polsi, che sembrava graffiare le pareti e che già da bambina mi dava i brividi quando l’ ascoltavo nello stereo di mia madre, senza nemmeno sapere chi eri.
Vorrei raccontarti della mia casa che improvvisamente è stata invasa dalla tua musica, delle sigarette che fumavi una dietro l’altra e che ho finito per fumare anche io, della tua forza, della tua fragilità che sono diventate un po’ anche le mie, della tua sofferenza quando per colpa di un nemico invisibile ti è stato impedito di cantare e quindi di vivere. Quando il tuo nome: Mia Martini non si poteva nemmeno pronunciare perché faceva paura, perché dicevano che portava male, perché dicevano che tu, proprio tu, Mia, portavi sfortuna e così la tua vita si è trasformata in una guerra contro una violenza subdola e per questo ancora più potente, contro la discriminazione e l’esclusione che hai subito sistematicamente per anni, e ovunque anche qui, sopra questo palco.
Forse perché eri una donna, forse perché avevi successo, forse perché avevi carattere e le donne col carattere non sono mai piaciute. Non lo so.
Tu ora non ci sei più, ma ci sono le tue canzoni, la tua voce e ci sono io che forse posso farti rivivere nella memoria di chi ti ha conosciuto o di chi non ha fatto in tempo a conoscerti. Io che da questo palco voglio chiederti scusa per tutto quello che ti è stato fatto e dirti che se stasera sono qui a parlare di te, significa che malgrado tutto Mia, alla fine hai vinto tu».







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