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E adesso avanti con il taglio dell'Irpef. Basta sussidi e bonus che non aiutano chi veramente ha bisogno

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La tabella delle aliquote Irpef in vigore oggi

Si continua a voler regalare soldi, sotto forma di bonus, a chi ha figli fino a 21 anni, di più a chi ha figli minori di 3 anni, bonus più sostanziosi a chi ne ha più di uno e ancor di più a chi ha ne ha più di due, senza parlare dei bonus per biciclette, monopattini, congedi parentali, auto ecologiche, ristrutturazioni, sisma bonus, facciate bonus e chi più ne ha più ne metta. Poi invece ci sono quelle persone, come i pensionati e gli operai, cioè quelle categorie che soffrono più degli altri perchè hanno un reddito che non arriva ai 20mila euro lordi e che non sanno che farsene del bonus vacanza o di quelli sopra elencati, visto che a stento, con quello che gli rimane in tasca al netto delle tasse, riescono ad arrivare a fine mese, che sono stati completamente dimenticati da questo Governo giallo-rosso.

Molte di queste persone rinunciano pure a curarsi per mancanza di soldi, figuriamoci se hanno bisogno del monopattino elettrico o della baby sitter per i figli a cui non riescono neppure a comprare loro i libri per la scuola dell'obbligo.

E vogliamo parlare di quei pensionati da 1000 euro al mese a cui, tolto il 23% di Irpef, l'addizionale comunale, l'acconto addizionale comunale, l'addizionale regionale e magari un affitto sulle spalle, devono campare con 400/500 euro la propria famiglia. E se hanno a carico un figlio maggiore di 21 anni ancora single non gli spetta neanche un aiuto dallo quello Stato ladro che sa solo prendere e mai dare, però regala 780 euro esentasse a persone che solo sulla carta risultano essere bisognose.



Insomma l'Italia dei bonus non può funzionare, perchè in questo modo si creano le vere distanze sociali che portano a odio e guerra tra poveri, ma che prima o poi sfocieranno in qualche rivolta sociale. Da anni si parla di una vera e coraggiosa riforma fiscale, coraggiosa perchè bisognerebbe trovare il coraggio di redistribuire la ricchezza in Italia eliminando la forbice enorme che divide i ricchi dai poveri, ma mai ci si lavora seriamente. Non è accettabile, infatti, che solo il 15% della popolazione detenga più dell'80% della ricchezza nazionale.

Non dobbiamo dimenticare, tra l'altro, che i lavoratori dipendenti e i pensionati contribuiscono in Italia per il 95% del gettito Irpef totale. Alcune anticipazioni giornalistiche sulle modalita’ di riforma dell'Irpef, prospettano una riduzione dell'Irpef ai ceti medi, cioè a redditi che vanno dai 28mila euro ai 55mila euro annui, ma se queste indiscrezioni fossero confermate, ci troveremmo in presenza di tutto tranne che della riforma fiscale di cui il Paese ha bisogno. Chi sta indietro resterebbe ancor di più indietro, abbandonato nella miseria e preso in giro da uno Stato che pensa ai migranti più di quanto pensi ai suoi cittadini.

Solo un vero taglio delle due aliquote, quelle al 23% e al 27%, può influire positivamente sulla crescita dell'economia, e sui consumi. Sono le fasce più deboli, infatti, a possedere auto con più di 10 anni di vita, inquinanti e inaffidabili per la sicurezza stradale. Lasciare qualche centinaio di euro in più nelle tasche di queste persone significherebbe aiutare le aziende che venderebbero di più e vedrebbero aumentarsi consumi, produzione industriale e lavoro.




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