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La Cattedrale di Palermo

La Cattedrale di Palermo
La Cattedrale metropolitana primaziale della Santa Vergine Maria Assunta, nota ai più come Cattedrale di Palermo, è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo e sede vescovile dell'omonima arcidiocesi metropolitana. Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell'Umanità Unesco nell'ambito dell' Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, all'interno del sito che comprende anche le cattedrali di Monreale e di Cefalù.
La Cattedrale metropolitana di Palermo è dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo. La patrona della città di Palermo è invece Santa Rosalia cui è dedicata la Cappella meridionale posta nell'abside minore del transetto destro. E' importantissimo il culto che Palermo e la Sicilia tributano alla Vergine Maria, Patrona delle principali città dell'isola, Patrona Principale del Regno delle Due Sicilie e attuale Patrona della Sicilia. A lei sono dedicate la maggior parte delle Cattedrali e numerosi luoghi di culto.
L'interno, che ha subito profonde trasformazioni tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento, è a croce latina con tre navate divise da pilastri. Nella navata destra, la prima e la seconda cappella, comunicanti fra di loro, custodiscono le tombe imperiali e reali dei normanni, intorno alle quali ruota una storia romanzesca e ricca d'interesse.

Ruggero II, re dal 1130, aveva stabilito già nel 1145 che il Duomo di Cefalù da lui fondato diventasse il mausoleo della famiglia reale. In tal senso aveva predisposto la sistemazione di due sarcofagi in porfido, un granito molto prezioso e di notevole durezza, originario dell'Egitto, dal colore rosso cupo che, nell'antichità, era usato esclusivamente per le commissioni imperiali. Alla sua morte nel 1154, però, egli venne sepolto nella cattedrale di Palermo in un avello di porfido dalla forma molto più semplice.

Nel 1215 Federico II fece trasportare i due sarcofagi da Cefalù alla cattedrale di Palermo destinandoli a sé e al padre Enrico VI. Il sarcofago di Federico II è sormontato da un baldacchino con colonne in porfido e l'urna è sorretta da due coppie di leoni. Insieme a quelli di Federico II, sono stati conservati anche i resti di Pietro II di Sicilia. Le altre tombe sono quelle di Costanza d'Aragona, sorella del re d'Aragona e moglie di Federico II, di Guglielmo, duca d'Atene figlio di Federico III di Sicilia, e dell'imperatrice Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II e madre di Federico II. La visita alle tombe imperiali è a pagamento, tanto che le prime due cappelle della navata destra sono state chiuse da transenne in legno per non permettere il libero accesso ai visitatori, a costo di rovinare l'estetica e la bellezza interna della Cattedrale.

La Cappella di Santa Rosalia
La Cappella ubicata nel braccio meridionale del transetto si presenta chiusa da una cancellata in ottone, dall'arcata superiore pendono sette lampade votive in argento, quella centrale, donata dal re Vittorio Amedeo di Savoia nel 1714. Incastonata nell'arco d'ingresso della cappella, campeggia la grande aquila imperiale dalle ali spiegate, simbolo della città di Palermo. Ai lati, due bassorilievi del 1830 di Valerio Villareale raffiguranti episodi della vita della Santuzza palermitana: a destra Santa Rosalia ferma il braccio all'angelo della morte, a sinistra la Processione delle sacre spoglie. Sono altresì presenti alcune paraste provenienti dalla dismessa Tribuna di Antonello Gagini.

Sul drappeggio del catino absidale campeggia l'immagine più diffusa di Santa Rosalia, dipinta da Giuseppe Velasco. Sulla parte anteriore del basamento della mensa un paliotto argenteo raffigura Rosalia con alcuni degli elementi iconografici a essa ascrivibili: il teschio, metafora allegorica dell'abbandono della vita terrena per quella trascendente e contemplativa, il libro sacro simbolo dell'esistenza condotta nella parola di Dio, le rose, che identificano il rosario e la purezza, lo scettro nella mano sinistra rappresentante la discendenza dagli imperatori normanni.

Dietro l'altare d'argento sbalzato, protetta da un cancello di rame del 1655 avente funzioni di sopraelevazione, è presente la preziosa e composita urna in argento.
Affresco nel catino dell'abside, dove sono rappresentati Roberto il Guiscardo e il Conte Ruggero
La Meridiana della Cattedrale di Palermo
Il progetto di una meridiana nel Duomo di Palermo nasce alla fine del 1794 su iniziativa dell'astronomo Giuseppe Piazzi (1746-1826), che dal 1790 dirigeva l'Osservatorio Astronomico. Lo scopo era quello di uniformare il computo del tempo in Sicilia al sistema vigente nella maggior parte d'Europa. Nel Regno delle Due Sicilie infatti, come del resto in quasi tutti gli stati italiani, alla fine del XVIII secolo si seguiva il sistema "all'italiana", in cui il giorno era diviso in 24 ore uguali contate a partire da mezz'ora dopo il tramonto del sole.
Il sistema "all'europea", in vigore in tutte le principali nazioni europee, utilizzava il giorno solare vero, cioè l'intervallo di tempo fra due successivi passaggi del sole al meridiano. La seppur piccola differenza giornaliera comportava l'accumularsi nel corso dell'anno di differenze sostanziali.
Piazzi, nel 1789, di ritorno da un lungo viaggio in Francia ed in Inghilterra, aveva avuto modo di constatare come una tale riforma fosse stata da poco attuata in Lombardia (1786), con la realizzazione della meridiana al Duomo di Milano. Concepì così il progetto di introdurre un'analoga riforma nel Regno delle Due Sicilie, costruendo una meridiana nella Cattedrale di Palermo. Scopo della meridiana doveva essere quello di fornire uno strumento semplice e preciso per valutare l'istante del mezzogiorno, in modo da consentire alla popolazione di acquisire la familiarità con il nuovo sistema.
Lo strumento è costituito dallo gnomone, un foro sul soffitto di una cupola laterale, e da una lunga linea di ottone posta lungo il meridiano e bordata dalle raffigurazioni delle costellazioni zodiacali. Il diametro del foro è circa 1/1000 della sua altezza dal pavimento, così da garantire il miglior compromesso tra luminosità e definizione dell'immagine del sole, su cui talvolta è possibile riconoscere le macchie più grandi.
Don Giuseppe Puglisi Beato
Nato a Brancaccio, quartiere di periferia ad est di Palermo, il 15 settembre 1937, ordinato prete il 2 luglio 1960, dopo avere svolto incarichi come vicario parrocchiale e di capellano dell'Istituto per orfani di lavoratori "Rooselvet", venne nominato nel 1970 parroco di Godrano, un paesino ai margini del bosco di Ficuzza, segnato da una sanguinosa faida. Nel 1973 si dedicò alla formazione di studenti volontari impegnati in una baraccopoli alle porte di Palermo. Lasciò Godrano perchè nel 1978 venne nominato docente di religione nel Liceo Classico Vittorio Emanuele II e nel 1979 direttore del Centro diocesano vocazioni. La formazione dei giovani diventò il suo campo di lavoro.
Il 29 settembre 1990 il Cardinale Pappalardo lo inviò come parroco a Brancaccio, territorio sotto totale controllo della mafia. Il progetto del nuovo parroco era la creazione di una comunità parrocchiale fondata sulla Parola di Dio al servizio dei poveri. Fondò il Centro di accoglienza "Padre nostro" per aiutare i ragazzi a vivere spazi ed esperienze alternative al dominio mafioso. La mafia temette di essere delegittimata dalla testimonianza di quel prete che nel nome di Dio rendeva libere le coscienze e faceva alzare la testa. Il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, venne assassinato dalla mafia. Il 25 maggio 2013 è stato riconosciuto martire cristiano ucciso dalla mafia e dichiarato "beato".
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