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Benvenuti nel Borgo di Erice

Erice, faro di pace del Mediterraneo
Cosa vedere nella città di Erice (TP)

Erice è un comune di quasi trentamila abitanti della provincia di Trapani. Fino agli anni '30 si chiamava Monte San Giuliano. Un tempo era uno dei comuni più estesi della Sicilia, comprendeva infatti territori assai distanti dal capoluogo: Valderice, Custonaci, Buseto Palizzolo e San Vito Lo Capo. Diverse le frazioni che completano il territorio, alle falde della montagna madre (Casa Santa, Roccaforte, Rigaletta, Tangi, Ballata, Napola, Pizzolungo, ecc.).
A Erice Vetta sono rimasti solo un migliaio di residenti, che si decuplicano nel periodo estivo. Artigianato caratteristico: ceramica. Dolce tipico: Genovese alla crema, dolce di pastafrolla con zucchero a velo sulla parte superiore (possibilità di gustare anche la variante con ricotta) e "Mustaccioli", antichi biscotti fatti nei conventi di clausura.
Dal 2005 il capoluogo è collegato alla valle da una moderna cabinovia. Secondo Tucidide, fu fondata dagli esuli troiani, che fuggendo nel Mar Mediterraneo avrebbero trovato il posto ideale per insediarvisi; sempre secondo la leggenda, i Troiani avrebbero poi dato vita al popolo degli Elimi. Virgilio la cita nell'Eneide, con Enea che la tocca due volte: la prima per la morte del padre Anchise, un anno dopo per i giochi in suo onore. Virgilio nel canto V racconta che in un'epoca ancora più remota vi campeggia Ercole stesso nella famosa lotta col gigante Erice, precisamente nel luogo dove poi si sfidarono al cesto il giovane e presuntuoso Darete e l'anziano Entello. In antico, insieme a Segesta, che parrebbe di fondazione coeva, era la città più importante degli Elimi, in particolare era il centro in cui si celebravano i riti religiosi. Durante la prima guerra punica, il generale cartaginese Amilcare ne dispose la fortificazione, e di qui difese Lilibeo. In seguito trasferì parte degli ericini per la fondazione di Drepanon, l'odierna Trapani. I Romani vi veneravano la "Venere Ericina", la prima dea della mitologia romana a somiglianza della Afrodite. (Tratto da Wikipedia)
Erice è oggi una città-monumento, con le sue mura ciclopiche del periodo elimo-fenicio-punico, i suoi castelli e le sue chiese. Un borgo dalla bellezza assoluta, una perla che si affaccia sul Mediterraneo dal monte San Giuliano. Un luogo magico dove si rivive un’ atmosfera particolare, come se il tempo qui si fosse fermato e come se il passare dei secoli l'abbia solo sfiorato senza mutarne il meraviglioso aspetto. Una tappa imperdibile per chi decide di trascorrere una vacanza tra la provincia di Palermo e quella di Trapani, per rituffarsi ancora una volta nel passato che ci stupisce e che ci lascia sempre più volte a bocca aperta.
Sotto trovate alcune strutture turistico-ricettive dove dormire, mangiare o divertirsi a Erice in provincia di Trapani.
Erice: origini, cosa vedere, i piaceri del borgo

Erice è stata attraversata da diverse popolazioni che hanno vissuto, combattuto e amato in questo luogo di mare e di monte, di sole e di pietra grigia. Qui Sicani, Elimi, Greci, Cartaginesi, Romani, Normanni, Svevi, Ebrei, Spagnoli, sono stati attratti dal luogo e forse non hanno fatto altro che anticiparne il suo destino: diventare il faro di pace del Mediterraneo, così come l'antica Erice accendeva fuochi nel recinto benedetto della dea della fecondità per segnalare la via ai marinai in cerca di approdo. Un cultore del bello, il conte Agostino Pepoli, costruì qui nel 1873 una sua "torretta" di studio e silenzio che oggi è stata restituita alla comunità internazionale come "Osservatorio permanente di Pace e Faro del Mediterraneo", con l'obiettivo di ricercare prospettive di pace e integrazione nel martoriato panorama del Mare Nostrum.

Ciò che resta oggi dell'antico Castello di Venere è opera dei Normanni (XII - XIII secolo) che per la sua costruzione reimpiegarono probabilmente il materiale proveniente dal tempio della Venere Ericina. Il castello era recintato da torri collegate tra loro da due cortine merlate e da un ponte levatoio, lo stesso di cui parlò nel 1185 il geografo arabo Ibn-Jubayr. Accanto alle torri si trova il Balio, bellissimo giardino all'inglese da dove si gode un panorama che comprende il golfo di Trapani, le isole Egadi e l'isola di Mozia fino a Mazara del Vallo e, nelle giornate più luminose, Capo Bon e la costa africana, da dove i Fenici sembrano ancora vicini.

Cose da vedere a Erice
Lungo il corso e nelle viuzze intorno, si ammirano le facciate barocche dei palazzi e le chiese di San Martino e di San Giuliano, entrambe normanne e rifatte nel Seicento. La Chiesa di San Cataldo custodisce opere del grande scultore siciliano Antonello Gagini e della sua bottega.
Le stradine intorno al secentesco monastero di San Carlo, come la via La Russa e la via San Carlo, sono di grande fascino. Al centro del reticolato medievale si trova il complesso di San Pietro con chiesa tardo trecentesca rifatta nel 1745 e monastero. Su piazza Umberto si affaccia il Museo Antonio Cordici che tra i suoi pezzi forti l'Annunciazione di Antonello Gagini (1525) e una testina di "Venere" nella sezione archeologica.
Costeggiando il retro di palazzi del Sei-Settecento si arriva alla Chiesa Madre (1314) con campanile quadrangolare con bifore. Di fronte stanno le mura ciclopiche del periodo elimo-fenicio (VII - III secolo a.C.). Merita una visita anche il Quartiere Spagnolo sorto nel XVII secolo.

I piaceri del borgo
L'olio extravergine di oliva Dop Valli Trapanesi e i vini Doc Grillo, Inzolia, Catarratto dei vitigni autoctoni delle colline circostanti, accompagnano i piatti saporiti della cucina ericina e trapanese. Tipici di Erice sono i dolcetti "di riposto", ripieni di conserva di cedro, cesellati dalle artigiane pasticcere.

Feste ed eventi da seguire a Erice
La settimana precedente l'ultimo mercoledì di agosto si festeggia da quattro secoli la Madonna di Custonaci, patrona di Erice, con una processione di barche in mare e una processione a terra per le viuzze del borgo;
La Processione dei Misteri si svolge dal Seicento ogni venerdì di Pasqua. Sei gruppi statuari lignei raffiguranti la Passione di Cristo sono portati a spalla lungo le vie del borgo dai rappresentanti delle maestranze.

U figghiu mutu, a mamma u capisci (Il figlio muto, la mamma lo capisce)
Indirettamente, questo detto vuol significare che se un figlio commette degli errori, la mamma continua a giustificarlo in tutti i modi!
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